Autore di numerosi libri a tema fantastico e storico, saggista e curatore di collane, Andrea Gualchierotti si è anche occupato attivamente dell’associazione Italian Sword & Sorcery, spendendosi in prima persona per valorizzare la produzione fantastica “made in Italy” e curando il sito-rivista Hyperborea.
Parafrasando il nome del suo canale YouTube, ho colto l’occasione per fargli qualche domanda sui suoi lavori, progetti e sulla sua visione del mondo letterario. A voi!

A.Z.: Ciao Andrea, grazie per avermi concesso un po’ del tuo tempo per questa chiacchierata. Inizierei subito chiedendoti cosa intendi per fantasy mediterraneo, e perché ne sei uno degli alfieri più convinti in Italia.
A.G.: Ciao Alessandro, il piacere, come sempre, è tutto mio! Ti ringrazio anche per questa domanda, perché il fantastico di stampo mediterraneo è effettivamente la mia passione, e la sua natura è semplice: abbraccia, cioè, tutte le storie che per i loro scenari o per i loro protagonisti, si ispirano alle antiche culture mediterranee, da quella greco romana a quella bizantina, da quella egizia a quella fenicia… E non è certo una novità: molti capisaldi del fantasy traggono spunto da simili ambientazioni. Pensiamo a tutti i romanzi dedicati ad Atlantide, oppure allo stesso Conan il Cimmero, che viaggia in regni come Aquilonia, Nemedia, e Stygia, che altro non sono che trasposizioni delle antiche Roma, Grecia ed Egitto. Il luogo comune che vuole il fantasy con scenari nordici è, per l’appunto, un clichè. Da sempre autori come HarryTurtledove, Gene Wolfe, Clark A. Smith e mille altri si sono ipirati a scenari mediterranei, e alla loro ricchezza di miti, fatti storici e leggende, adattissimi ad essere trasposti in narrativa. Come scrittore che vive in Italia, crocevia da sempre di tutte queste culture, mi pare naturalissimo muovermi su coordinate del genere piuttosto che descrivere l’ennesimo “Regno del Nord”.

A.Z.: Nella letteratura fantastica contemporanea mi sembra si sia compiuto una sorta di approdo definitivo a un approccio da “sceneggiatura cinematografica”: una prosa scarna e asciutta ai limiti del povero e testi in cui le lunghe descrizioni, le esposizioni, le narrazioni in forma indiretta vengono perlopiù evitate in nome di un abuso del mantra show don’t tell. È un discorso che puzza di vecchio? È inesatto? Cosa ne pensi della scena attuale?
A.G.: Tutto il parlare che si è fatto e si fa riguardo la scrittura trasparente, immersiva e via dicendo è ormai diventato nulla più che un dogmatismo immotivato, il cui frutto è una noiosissima omologazione stilistica, un appiattimento verso il basso che tarpa le ali a qualunque possibilità di sperimentazione personale con la scrittura. Viene spacciato come metodo oggettivo e quasi matematico di produzione di testi “scritti bene”, ma è ormai evidente che si tratti di una moda che alligna fra certi editor e fra scrittori alle prime armi più zelanti del re, come si dice. Questo ha fatto sì che la scena italiana attuale (ahinoi la più predisposta a fissarsi su fantomatiche “regole” dello scrivere”) sia popolata da pochi autori dotati di una voce realmente distinguibile.

A.Z.: Sul tuo canale YouTube “Chiacchiere dalla cripta” (che vi consiglio di seguire!) affronti temi e topoi legati all’immaginario del fantasy tutto, e recuperi grandi classici del passato insieme a chicche ormai dimenticate. È importante ricostruire e conoscere la “storia” del fantasy per poter scrivere qualcosa di interessante oggi?
A.G.: Questo tema si sposa con l’argomento di cui abbiamo appena parlato. La produzione del passato viene snobbata perché non aderente alle sedicenti regole odierne, e così i giovani autori non conoscono persino le basi del genere che vorrebbero frequentare! Ci si propone di scrivere fantasy, ma poi lo si fa iniziare praticamente da Martin, come se quanto venuto prima non esistesse e non fosse – in larghissima parte – più interessante e migliore, e non solo una fase di sviluppo di quel tipo di narrativa.
A.Z.: Chi ti conosce sa della tua passione per la musica heavy (che condivido!) e questa è una domanda che faccio spesso: perché metal e immaginario fantastico vanno così spesso a braccetto?
A.G.: Ci sono ragioni di tipo culturale, biografico e sociologico per questo, ma in linea generale si può dire che entrambi gli ambiti, per quanto dotati di caratteristiche proprie e mai perfettamente sovrapponibili, condividono una certa sensibilità antimoderna in senso lato, e l’apertura verso universi simbolici opposti o diversi da quelli della società industriale. Sebbene entrambi figli del mondo contemporaneo, fantastico e metal sono espressioni del permanere di una ricerca intellettuale e non solo verso una Realtà “altra” rispetto al quotidiano, al materiale, al “conforme alle regole”.

A.Z.: Dopo anni di attività, hai sviluppato un preciso metodo di lavoro quando affronti la stesura di un nuovo libro o cambi approccio di volta in volta? E qual è, se c’è, il libro di cui sei più orgoglioso?
A.G.: Il mio metodo è abbastanza semplice e, seppure affinato dagli anni e dalla esperienza, rimane sempre lo stesso. Parto da uno spunto anche minimo, ma che contenga in sé il succo della storia, e poi proseguo con l’immaginare i personaggi adatti a dargli vita. Poi si tratta di dettagliare la trama, e dare forma alle scene principali, gli snodi fondamentali del romanzo. Quindi…si inizia a scrivere, assemblando via via i pezzi!
Personalmente, sono orgoglioso di tutti i miei lavori, perché ciascuno rappresenta una tappa della mia vita di scrittore, e ogni volta ho dato il meglio che potevo per realizzare storie che soddisfacessero tanto me quanto i lettori, proponendo una formula che credo sia ormai riconoscibile, fatta di mistero e avventura. Anche dopo anni, però, resto affezionato in maniera particolare a “La stirpe di Herakles”, che ha segnato un momento di maturazione personale e autoriale importante.

– Qualche anticipazione o aggiornamento sulle tue tante attività? So che da poco sei diventato anche curatore di una nuova collana.
A.G.: Esattamente, si tratta della collana Dragonika delle Edizioni Mondoscrittura.
Il progetto è nato con l’intento di offrire ai lettori classici e novità che abbiano come cifra il famoso sense of wonder, il senso del meraviglioso: esotismo, avventura, senso dell’ignoto e del magico, e nessuna concessione allo pseudorealismo di maniera. E per cui – lo dico – a chi legge, se pensate che questi siano gli ingredienti di un manoscritto che avete nel cassetto, la collana Dragonika potrebbe essere la casa giusta per voi!
Ultimamente è poi aumentata la mia attività di editor, che prima svolgevo occasionalmente. Mi sto infine dedicando come sempre a una nuova storia che, posso anticiparti, porterà il fantastico mediterraneo verso una frontiera davvero molto poco battuta!

A.Z.: Da lettore, c’è un libro poco noto che consiglieresti? Invece, da ascoltatore, un album che apprezzi particolarmente? E qual è stato il tuo primo amore in ambito fantastico?
A.G.: Mi sento di consigliare una saga bellissima, ma che nessuno cita mai, quella della Legione Perduta del già citato Harry Turtledove, nella quale una legione vera e propria è trasportata in un altro mondo, per certi versi simile al nostro, ma per altri inusitato. Libri da riscoprire davvero! Quanto all’album, mi metti in difficoltà, ce ne sono davvero troppi (spesso di band minori e sconosciute!), per cui mi butto sull’ultimo disco dei Dark Tranquillity, sicuramente overground, che da quando è uscito ho ascoltato molto. Il mio primo amore in ambito fantastico è stato Tolkien: a 13 anni lessi il Signore degli Anelli su consiglio di un caro amico, evento che aprì le porte a molte scoperte fondamentali, come quella di Robert Howard, che in breve scalzò il professore di Oxford dal mio trono personale.
A.Z.: Grazie mille per la tua disponibilità e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!

Alla prossima!